QUATTRO PAROLE PER IL CERN: Scienza, tecnologia, formazione e pace

L'Organizzazione europea per la ricerca nucleare, comunemente conosciuta con la sigla CERN, è il più grande laboratorio al mondo di fisica delle particelle. Si trova al confine tra Svizzera e Francia alla periferia ovest della città di Ginevra.

Lo scopo principale del CERN è quello di fornire ai ricercatori gli strumenti necessari per la ricerca in fisica delle alte energie. Il centro è dotato di acceleratori di particelle, che portano nuclei atomici e particelle subnucleari ad energie molto elevate, e rivelatori che permettono di osservare i prodotti delle collisioni tra fasci di queste particelle.

Nella mattinata del 18 marzo l'IISS "Pietro Sette" di Santeramo ha avuto l'opportunità di ospitare il dottor Giuseppe Simonetti, un santermano al servizio della ricerca al CERN.

"Al di là della struttura, degli acceleratori di particelle e dei rivelatori", esordisce il nostro fisico, "c'è ben altro di tanto e più prezioso da ricordare: - scienze, tecnologia, formazione, pace - quattro parole d'ordine che guidano il nostro lavoro ".

- Lavorare per la scienza, per una passione che spesso non viene compresa e sostenuta nel nostro paese, (paese che pure mi ha formato a questi studi), è fortemente motivante; ho imparato che non bisogna arrendersi, anche quando il progetto rischia di non poter proseguire a causa dei fondi insufficienti; mai demoralizzarsi di fronte alle difficoltà, anche quando si sbaglia; ma soprattutto riuscire ad ammettere i propri errori, sempre, senza nascondere i propri limiti: anzi, sono proprio i limiti e gli errori che spesso sono alla base delle scoperte scientifiche più significative; ma essi vanno esplicitati per poter poi ripartire di là.

- Ricercare avvalendosi di strumenti informatici e stare sempre al passo con le innovazioni evitando di sottovalutarle, è essenziale nel nostro lavoro di ricerca. Lo testimonia bene la genesi del web, detto World Wide Web, nato nel Cern stesso. Infatti, per poter esaminare una mole incredibile di dati, negli Anni '90 gli scienziati del Cern hanno ideato il sistema che oggi consente a tutti noi di essere interconnessi in maniera veloce ed efficiente anche con persone distanti nel mondo e di avere accesso a un numero sempre crescente di informazioni. Accanto alla scienza c'è quindi la tecnologia, essenziale per l'analisi dell'enorme quantità di dati prodotti dai nostri esperimenti, che noi da soli avremmo impiegato anni ad esaminare.  

- Studiare formarsi continuamente; fare gruppo, perché il lavoro individuale è prezioso, ma è nell'incontro con gli altri ricercatori che si illumina di significati nuovi e di possibilità inedite; documentarsi perché nel frattempo la ricerca anche in altri luoghi del mondo fa passi da gigante in maniera esponenziale; lasciarsi sostenere e sostenere tutti, poiché tutti siamo sullo stesso livello e tutti abbiamo i nostri momenti di scoraggiamento.

- Incontrarsi, collaborare e discutere con gente di tutto il mondo, persone provenienti anche da paesi in guerra fra loro, come i miei colleghi israeliani e palestinesi, per esempio, ma che lì, al Cern di Ginevra, lavorano gomito a gomito per raggiungere un obiettivo comune e per sentirsi uniti, al servizio della pace.

Alla fine dell'interessante e appassionante discussione il dott. Simonetti ha risposto alla nostra domanda provocatoria se anche lui fosse uno dei tanti cervelli in fuga dall'Italia. 

"Fuga di cervelli? Non saprei se considerarmi tale. Lavorare in un centro come il Cern è così stimolante che non me lo sono mai chiesto. Certo, se fossi rimasto in Italia, oggi starei forse in uno sgabuzzino a fare non so che. C'è da considerare, però" - aggiunge - "che in altri paesi non serve elemosinare ogni anno presso gli enti preposti per ottenere quel minimo di fondi che servirebbero per portare avanti l'attività. Io penso che l'Italia abbia tanto bisogno dell'apporto di noi ricercatori italiani in giro per il mondo. E non solo: in Italia ci sarebbe bisogno anche del prezioso contributo di scienziati e ricercatori stranieri che potrebbero voler scegliere di lavorare da noi."

Il credere in ciò che si sta facendo, in ciò che si sta realizzando: è questo che sicuramente spinge il santermano dott. Giuseppe Simonetti a lasciare fisicamente la propria famiglia e a ritornare al Cern ogni volta che torna a Santeramo.

E noi gli auguriamo buon lavoro e buone scoperte!

Mariangela Difilippo